Acri

Acri è identificato da alcuni con l’antica Pandosia, secondo altri sarebbe sorto sulle rovine di Acheruntia o di una località dai bruzi, chiamata Acra. Il toponimo, che in un documento del XII secolo compare nella forma Akeras, deriva dal greco “akra”, ‘punta di monte, capo, estremità’, riferito all’ubicazione dell’abitato. Nel corso del Medioevo raggiunse una certa rilevanza, grazie anche alle attività svoltevi dagli ebrei. Schieratosi dalla parte degli angioini nella guerra contro gli aragonesi, sul finire del XV secolo cadde nelle mani dei francesi, venendo poi quasi del tutto distrutto durante le lotte dei sanfedisti. Verso la fine del Settecento, fu tra i primi enti calabresi a proclamare la repubblica, subendo dure ritorsioni. Attivo anche durante i moti risorgimentali. Del patrimonio storico-architettonico fanno parte diversi edifici di culto, tra cui spiccano: la chiesa gotica di San Nicola, del XV secolo; quelle di Santa Maria Maggiore, che conserva opere barocche, e dell’ex convento di San Francesco di Paola, di origini cinquecentesche ma rifatto nel Settecento; le chiese dei domenicani e dei cappuccini; la basilica di San Angelo, della fine del XVIII secolo, con l’interno decorato da affreschi. Interessanti sono anche: i ruderi del castello medievale; la torre civica, con un orologio a pendolo, del Settecento e il palazzo Sanseverino, eretto tra il XVI e il XVII secolo.

Attrattori

Basilica e Museo di Santo Angelo d'Acri

La posa della prima pietra avvenne l’11 maggio 1893, su progetto dell’architetto Guido Quercioli da Roma, ad opera di Padre Giacinto da Belmonte, con solenne celebrazione eucaristica. L’inaugurazione avvenne il 17 luglio del 1898, dal Vescovo Mons. Vincenzo Ricotta. La Chiesa è dedicata all’Immacolata e custodisce l’urna cineraria del Beato Angelo, opera di E. Sabatino da Osimo.La facciata della Chiesa, in pietra di Mendicino, presenta al centro un finestrone a balconata, è ornata da quattro nicchie con statue di marmo raffiguranti San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova in alto, l’Addolorata e il Beato Angelo in basso, opere dello scultore Ernesto Biondi, è movimentata da lesene, cornici e da un cornicione di coronamento. Su quest’ultimo vi è un tramezzo sul quale poggia il fastigio, con rosone al centro, sormontato da una croce, di artigianato locale. Ai lati della facciata, vi sono due campanili simmetrici, con una finestra di vetro in basso e due rosoni sulle pareti non incorporate. I campanili, alti 31 metri, nella parte alta sono costituiti di quattro facce con finestroni, che riproducono il prospetto della chiesa, completi di fastigio e di cuspide piramidale. A 40 m. dai grandiosi campanili si slancia superba verso il cielo la cupola, alta m. 35, con gli elementi che la compongono, cioè il tamburo con i finestroni, la cupola propriamente detta e la lanterna sormontata da una croce. Sulla facciata si può ammirare il portone interamente realizzato in bronzo, del peso di 54 quintali, dove sono raffigurate le sette virtù teologali, Gesù con i suoi Discepoli e lo Stemma pontificio con l’elevazione a Basilica Minore da parte del Papa Giovanni Paolo II, il 21 Luglio del 1980. La navata unica, esclusa l’area presbiteriale, è lunga m. 50, alta m. 23, larga m. 15, con archi ciechi alle pareti, nei quali sono stati collocati altarini in marmi policromi, costruiti a Napoli ed i quadri con i santi a cui sono stati dedicati. L’ingresso presenta un pronao con due colonne, sulle quali è stata sistemata la cantoria con l’organo monumentale, dalle tremila canne e due tastiere, opera della ditta Rufatti di Padova. A destra vi si trova il quadro di San Michele Arcangelo, a sinistra un quadro raffigurante la Porziuncola. La volta a botte è riccamente decorata con miracoli del Beato; gli affreschi sono del napoletano Vincenzo Montefusco e, successivamente restaurati dal calabrese Emilio Juso da Rose. Il pavimento è di granito a grandi riquadri che richiamano motivi geometrici. Il presbiterio, poco più rialzato del pavimento, ha la forma di un rettangolo largo 15 metri, quanto la navata, e profondo 10 metri, ha un elegante pavimento in marmo rosso; l’aula lo ha in granito, che offre l’effetto di un grande tappeto, percorso da una simbolica croce. Al centro c’è il nuovo altare per la celebrazione delle messe, poi c’è il vecchio altare in marmo policromo, ristrutturato per ricavarne un sedile, sormontato dal quadro dell’Immacolata, fedele riproduzione del quadro di Guido Reni. Nel transetto destro vi è il fonte battesimale col quadro della pietà. Nel transetto sinistro c’è il coro ligneo ed un quadro dedicato al Crocifisso. Nei pennacchi sotto la Cupola sono stati dipinti i quattro Evangelisti. Partendo dall’ingresso, si trovano a destra i cinque altari con quadri dedicati rispettivamente, a San Giuseppe, alla Madonna di Lourdes, a San Francesco di Paola, al Cuore di Maria e a Sant’Antonio di Padova.

La Basilica è aperta secondo il seguente orario:
Orario invernale:
dalle ore 07:00 alle ore 12:00
dalle ore 16:00 alle ore 18:00
Orario estivo:
dalle ore 7:00 alle ore 12:00
dalle ore 16:00 alle ore 19:00

Orario delle SS Messe:
FERIAlE:
Ore 07:30 – 17:00 ( da Novembre a Marzo )
Ore 07:30 – 18:00 ( da Aprile a Ottobre )
Ore 07:30 – 19:00 ( Luglio e Agosto )
FESTIVO:
Ore 10:00 – 11:30 – 18.00
Ore 10:00 – 11:30 – 19.00 ( Luglio e Agosto )
Ore 07:00 Chiesa di San Francesco
10:00 Chiesa di Montagnola

 

CONTATTI

http://www.santoangeloacri.it/ Frati Cappuccini Minori
Piazza Beato Angelo
87041 ACRI (Cosenza)
Tel. +39 0984.953368
info@santoangeloacri.it

 

COME ARRIVARE 

IN AUTO
A3 uscita Montalto Uffugo/Rose/Luzzi-bivio di Luzzi-SS 660 fino ad Acri; dalla Sila (Camigliatello) SS 177-SS 660 fino ad Acri; da Corigliano Calabro la Provinciale fino ad Acri.
IN TRENO
Tratta tirrenica, treni Fs a lunga percorrenza fino a Cosenza; tratta jonica, treni Fs a lunga percorrenza fino a Corigliano Calabro.
IN AEREO
Lamezia Terme e Crotone (collegamenti con treni, autobus, taxi e autonoleggio).
IN AUTOBUS
da Cosenza e Corigliano Calabro. Da Acri linee da e per Roma, Bari, Taormina, Sibari e Crotone.

Tra il quarto ed il quinto altare c’è il pulpito in marmi policromi su due colonne. A sinistra quattro altari con quadri dedicati, rispettivamente, alle anime sante del Purgatorio, al Cuore di Gesù, alla Madonna del Rosario ed a San Francesco d’Assisi che riceve le stimmate. Tra il secondo e il terzo altare, si trova la Cappella del Beato Angelo con l’Urna bronzea del Sabatini, sistemata su un sarcofago sopraelevato di granito grigio, che accoglie la ricomposizione delle ossa del Beato, eseguita dall’antropologo Ettore Brandizzi. Nella Cappella vi è un mosaico, che imita quello paleo-cri stiano ravennate, composto di tessere di onice, gialli di Siena e di oro, nel quale sono sintetizzati, simbolicamente, ad opera dell’artista padre Ugolino da Belluno, gli ideali del Santo cappuccino . Più in alto una croce gemmata con i segni delle piaghe.Dietro l’altare maggiore vi sono altri quadri dedicati alla Madonna del Carmelo, al Beato Angelo, alla Sacra Famiglia, a San Nicola di Bari, ancora al Beato Angelo che affida i suoi concittadini alla protezione dell’Addolorata, infine due quadri di altri Santi. Le tredici tele degli altari sono copie di capolavori, eseguiti a Napoli, da valenti maestri del pennello. Il tabernacolo è pregevolissimo per la finezza del disegno e la particolare cura dell’esecuzione.

Casa cappella di Sant’Angelo

``Negli anni trenta venne restaurata e trasformata in Cappela, inaugurata il 31 agosto 1942. I progettisti furono il geometra Giulio Capalbo e l’architetto Nava.
All’interno, al centro della parete di fondo in muratura, una nicchia piana rettangolare contiene l’effige del Santo, modellata dal Maestro Vincenzo Pirillo di Acri; mentre i lavori lignei, del portale, dell’altare ecc., sono opera del Maestro Angelo Groccia (Vaglica). All’interno è infissa una lapide, composta dal famoso latinista Francesco Sofia Alessio.``

Casa Culla delle Piccole Operaie Sacri Cuore

La Casa Culla sorge nel centro storico di Acri, nel rione “Castello”, era originariamente la casa di Tommaso De Vincenti, padre di suor Maria Teresa De Vincenti. Nel 1898, la cofondatrice del nuovo ordine usò la casa paterna come prima abitazione della nascente comunità religiosa: le Piccole operaie dei Sacri Cuori. La casa ha al suo interno una cappella ed è stata in passato punto di riferimento per le fanciulle acresi.

Chiesa di Santa Chiara

In origine costruita dai Padri Agostiniani, in Onore di S. Agostino, fu in seguito denominato monastero di S.Chiara dell’Ordine dei Cappuccini (detto Cappuccinelle) conosciute nel linguaggio comune come “Poverelle di Gesù Cristo”. Nel 1723, l’attuale Beato Angelo, ebbe l’idea di far costruire questo piccolo monastero avviando i lavori di costruzione e nel 1724 furono largamente finanziati dal Principe Giuseppe Leopoldo Sanseverino. Questo avvenne perché la sua figliola Maria Teresa aveva, sin da bambina, esternato la sua vocazione nel prendere i voti. Il luogo della sua edificazione fu all’interno del centro abitato, chiamato allora Colla, e che oggi è situato nell’attuale via Padula. Nel 1726, alla giovane età di 16 anni, Maria Teresa prese i voti con il nome di Suor Mariangela del SS. Crocifisso. La sua guida spirituale e padre confessore fu proprio il Beato Angelo che godeva, da tempo, dell’amicizia e dei favori del Principe.

Apertura da lunedì a Sabato 14: 00 – 20:00

Nel 1739 il monastero fu distrutto, e nel 1810 venne soppresso diventando una casa municipale, così che la comunità delle suore venne trasferito nel Monastero delle Clarisse di Cosenza. Nel 1826 la Famiglia Sanseverino tentò di reclamare il monastero al comune di Acri, non ottenendo alcun risultato. Solo nel 1947, la famiglia Feraudo di Acri, donò alla chiesa una tela raffigurante Suor Mariangela, che si trova oggi, nella Basilica del Beato Angelo. Di quel che fu il monastero, resta soltanto la chiesa, dove trovò sepoltura alla sua morte, la figlia del Principe. Nel 1949 fu restaurato il timpano su cui sono collocate due campane e la più grande dedicata a Bianca Julia. La chiesa ha una classica tipologia delle Chiese annesse ai conventi. Ha un’unica navata, con altare maggiore e coretto sopra all’ingresso. Sulla parete di fondo dell’altare maggiore, rivestita con fondale in legno, sono messi in spazi lacunari cinque tele di sconosciuta attribuzione che da anni aspettano una identificazione e opportuni restauri. L’attuale altare maggiore è stato costruito con un altare ligneo, al di sotto del quale è posta un’urna contenente le reliquie di un martire cristiano. È inoltre presente, sulla parte destra, un altare ubicato in muratura. L’insieme il piccolo locale della sacristia, dal quale si accede ad un altro piccolo vano sovrastante. Durante recenti sopralluoghi, nella parte centrale è stata rinvenuta una fossa comune, primitivamente chiusa da lastra di pietra, priva di iscrizione.

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Chiesa conserva sia lo stile romanico che barocco. La volta originaria dipinta è andata perduta per via di un incendio nel 1780. Durante i lavori del 2004 e del 2007 sono state effettuate numerose scoperte che hanno dato conferma della datazione della Chiesta al periodo protocristiano.

Chiesa e Convento di San Francesco di Paola

Con il suo convento è luogo di culto cattolico di Acri. La data della fondazione del convento è incerta, ma rimane comunque databile fra il XVI e il XVII secolo. Le famiglie più in vista del tempo contribuirono alla sua costruzione: i Sanseverino, gli Alimena di Montalto, gli Sprovieri. Fu restaurata interamente in stile barocco nel ‘700. All’esterno sono visibili marmi bianchi e una torre campanaria di stile romanico bizantino, all’interno è presente una navata del secolo XVI coperta da un soffitto ligneo settecentesco. Il pronao è occupato da un organo dotato di 150 canne di piombo. A sinistra, abbiamo il primo altare dedicato alla Madonna del Rosario, mentre il secondo è dedicato alla Madonna in preghiera. Nella cappella di San Francesco, posta a sinistra, è presente un busto scolpito del santo. Inoltre, vi sono seppelliti vari principi di Bisignano: Luigi Sanseverino e la moglie Cornelia Capece- Galeota: vi si trovano anche le spoglie del Beato Francesco Maria Greco. È annessa alla chiesa la “Casa madre” delle Piccole operaie dei Sacri Cuori.

Chiesa San Domenico

Fondata nel 1524 dai monaci domenicani, fu edificato in origine in aperta campagna, nei pressi del fiume Calamo, in una condizione insediativa ottimale per questo genere di costruzione. Di forma quadrata, con il chiostro al centro, con un solo piano nell’ anno di costruzione e con un secondo costruito negli anni successivi. Fu dedicato a San Giovanni Battista, sostituito in seguito da San Domenico. Nel 1806 venne abbandonato dai frati e annesso alla proprietà comunale. Nel 1870 fu acquistato dalla famiglia Sprovieri, che apportò tali e tante modifiche che trasformarono l’edificio in un palazzo-fortezza, dotato di torri per opportune difese da possibili attacchi.

Chiesa San Nicola di Belvedere

Nel rione Castello tra Padia e Picitti sorge la Chiesa di San Nicola. L’altare maggiore è di finto marmo, con le colonne di granito rosso, presenta un arco a sesto acuto del XII secolo, simile a quello della cattedrale di Rossano. L’altare della Madonna del Rosario era dei Baroni Ferrari. La chiesa presenta una particolarità: sulla facciata di ponente è visibile una pietra rossa sanguigna, con incisione al centro, che secondo la leggenda, indicherebbe la ferita scaturita dal colpo di scimitarra di un saraceno che, per alcuni, morì subito dopo cadendo da cavallo e per altri invece si convertì alla fede cristiana. Nel 1887, in questa Chiesa, fu parroco il Beato Francesco Maria Greco, il quale fondò in parrocchia scuole vere e proprie di catechesi, associazioni, un oratorio interparrocchiale e, con la collaborazione di Suor Maria Teresa De Vincenti, fonda l’Istituto di Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori.

Chiesa Santissima Annunziata

Chiesa antica di cui non si conosce la data di costruzione, le prime notizie risalgono al 1673. Posta al di fuori delle mura di cinta dell’antico centro abitato, presenta una tipica pianta romanica a croce latina e a tre navate cui si accede dal portone centrale e dalle porte laterali della facciata: questa è caratterizzata da 6 colonne portanti e da altre quattro che occupano lo spazio superiore insieme ad una croce in pietra. Tipico dell’arte romanica è anche il campanile, costruito in pietra calcarea come la croce sulla facciata, che si sviluppa su tre livelli Dal secolo XVII ospitò le tombe di alcune nobili famiglie di Acri. E’ composta da tre navate nelle quali vi sono le cappelle delle famiglie Salvidio, Giannone e Spezzano. L’interno presenta, nella volta, affreschi di Raffaele d’Alvisio di Aiello Calabro. Poi, pannelli di pala d’altare raffiguranti San Giuseppe e Sant’Anna, opere cinquecentesche di scuola napoletana; porta lignea intagliata; tela di Luigi Medollo da Corigliano del 1850. Nella navata sinistra, cappella con affresco della Madonna di Fatima, statua della Vergine e affresco raffigurante il Battesimo di Cristo. In una cappella successiva, dipinto raffigurante la Madonna di Guadalupe. Nella navata destra, cappella della famiglia Falcone con una Crocifissione di anonimo napoletano del sec. XVII; più avanti, cappella della famiglia Giannone con dipinto raffigurante San Nicola di Bari; segue cappella della famiglia Spezzano che fino a qualche tempo addietro custodiva una splendida tela del Santanna del 1776 raffigurante Santa Lucia con i santi Rocco ed Emilio. Il pittore Raffaele d’ Alvisio ha affrescato la volta con immagini che rappresentano l’Annunciazione, l’adorazione dei Magi, lo Sposalizio della Madonna con San Giuseppe, ecc. Nella cupola dell’altare maggiore, dipinti raffiguranti i quattro evangelisti, opere di Raffaele D’Alvisio, restaurate nel 1950 da Emilio Jusi da Rose. Sull’altare, Madonna del Carmine col Bambino. Ai lati, due affreschi di Guido Faita da Montalto Uffugo, raffiguranti rispettivamente i Discepoli di Emmaus e Gesù nell’orto. Nella navata a sinistra dell’entrata possiamo ammirare una crocifissione, che è considerata un piccolo capolavoro, e una parte dell’iscrizione in gotico che la illustra.ù

MACA Museo d'Arte Contemporanea dedicato a Silvio Vigliaturo e la pinacoteca comunale ospitato nel Palazzo Sanseverino-Falcone

Il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), inaugurato nel giugno del 2006, ospita, in 11 delle sue 30 sale, la collezione delle opere dell’artista e maestro del vetro Silvio Vigliaturo. Si tratta di 237 lavori donati dall’artista alla città di Acri. Le opere sono l’esito di una selezione della produzione di Vigliaturo dal 1961 al 2004 e segnano le tappe fondamentali della sua ricerca artistica, dagli esordi pittorici sino alla raffinata elaborazione delle sua scenografiche e variopinte sculture in vetro. Le restanti diciannove sale del palazzo ospitano periodicamente mostre, incontri, workshop e iniziative didattiche dedicate all’arte contemporanea. Il MACA è ospitato nel Palazzo appartenuto alla potente famiglia calabrese dei Sanseverino, venne edificato a partire dal XVII secolo a cura di Giuseppe Leopoldo Sanseverino X principe di Bisignano. Dall'opera dello storico Raffele Capalbo, emerge che il terreno dove sorge il palazzo era proprietà di don Fabrizio Julia, poi acquistato dai Sanseverino.

Orario invernale in vigore dal 1° novembre al 20 giugno:
da martedì a sabato
09:30 – 13:00 — 15:30 – 19:00
domenica
10:15 – 13:00 — 16:15 – 19:00

Orario estivo in vigore dal 21 giugno al 31 ottobre:
da martedì a sabato
09:30 – 13:00 — 16 – 19:30
domenica
10:00 – 13:00 — 16:30 – 19:30

Lunedì chiuso

Lo stesso storico afferma che il progetto fu di un architetto romano e le spese di costruzione ammontarono a settantamila ducati, escluse le spese per le decorazioni pittoriche. Com’è stato notato, gli affreschi che raffigurano “L’allegoria del Tempo” e il “Ratto di Prosperina” (che lo storico Capalbo, voleva attribuire agli artisti Zuccari da San Angelo in Vado, che vissero ed operarono dal Cinquecento fino ai primi del Seicento) appartengono invece all’artista napoletano Donato Vitale, che affrescò le sale tra il 1714 e il 1718, come ha dimostrato con documentazione valida lo storico Giuseppe Abruzzo. In quanto al costruttore dell’edificio, è certo che si tratti di Stefano Vangeri da Rogliano, famoso per i numerosi interventi ai palazzi nelle città calabresi, che operò fino al 1720, anno in cui, con buona probabilità, si occupò anche delle rifiniture del palazzo. L’edificio si erge su quattro piani, il piano terra ed il primo piano, ospitavano una sorta di corpo di guardia del principe. L’ala est del piano terra è caratterizzata da un ampio salone delimitato da pareti con nicchie (in passato abbellite da splendide figure marmoree), al centro della sala si trovano otto colonne di pietra, con capitelli di stile tardo cinquecentesco, che alcuni ritengono riutilizzate da un precedente edificio, forse una chiesa. Il secondo piano, detto anche piano nobile, dove la famiglia risiedeva, è composto da svariati saloni, dove spiccavano affreschi, che se pur in parte deteriorati sono ancora visibili. Il terzo piano, era adibito alla servitù ed alla cucina. Il Palazzo divenne dimora della Famiglia Falcone da quando il nobile Don Angelo Falcone prese in sposa la Principessa Carmela Sanseverino. Negli anni ottanta il Palazzo fu donato dalla Famiglia Falcone al Comune di Acri.

Museo della Civiltà Contadina ospitato nel Palazzo Feraudo

Il Museo ha sede presso Palazzo Feraudo, edificio della metà dell'ottocentesco, e si compone di sei sale espositive. Conserva circa 500 oggetti riferibili al mondo contadino e artigiano, raccolti nel 1995-96 per iniziativa della Scuola Media ``V. Padula``, con lo scopo di recuperare e riscoprire le antiche tradizioni e gli antichi mestieri.

Torre Civica del Castello di Acri (Rocca dei Bruzi)

Il complesso del Castello è di origine normanna, in origine aveva funzione di sorveglianza. Nel 1400 fu adibito ad abitazione per i funzionari regi. Il Castello aveva, in origine, una struttura nel suo insieme complessa, era di forma trapezoidale o rettangolare, a più livelli e doveva essere guarnito da almeno tre torri cilindriche, alte 10 m e con un diametro di 5m., disposte agli angoli della struttura a formare un semicerchio. Dalla seconda metà del 1500 cominciò a rovinare e gli abitanti usarono i suoi materiali per la costruzione delle proprie abitazioni. Oggi resta solo una delle torri che al suo interno “ospita” il meccanismo di un orologio costruito da specialisti francesi e ancora oggi funzionante.

Pietra di San'Angelo d'Acri

Ai tempi di Sant'Angelo, per accedere al territorio detto “Marulla”, bisognava attraversare un certo territorio denominato “Pompio”. La strada mulattiera si biforcava: a destra per andare in Sila, a sinistra per recarsi a “Marulla” e proseguire verso Corigliano Calabro e la costa ionica. Al punto della biforcatura, poco oltre la fonte di Pompio, secondo una tradizione attendibile e mai interrotta, c’era una grossa pietra ben larga alla base che formava una specie di schienale, costituito dal prolungamento in altezza della stessa pietra. La tradizione vuole che Sant'Angelo avesse fermato miracolosamente con le proprie mani il masso che veniva giù dal colle sovrastante. Inoltre, si racconta che proprio su quella pietra il Santo si sedeva per riposare. La pietra è ancora lì, in mezzo alla stretta strada comunale che sale verso la Sila Greca. Sporge dall’asfalto stradale ed è stata recintata per rendere la strada sicura e nello stesso tempo dare alla stessa importanza e, in più, salvaguardarla. Gli anziani del posto affermano che la pietra sarebbe lunga tre o quattro metri e che su di essa vi siano impresse le impronte delle mani del Santo. Altre voci dicono che più volte è stato provato di rimuoverla, per rendere la strada più sicura, ma ogni tentativo è fallito, si pensa per volontà dello stesso Sant'Angelo. Secondo attenti studi, la Pietra di Sant' Angelo potrebbe trattarsi della leggendaria Pietra di Ercole di cui parlano le fonti classiche.

Edifici Storici

Palazzo Astorino - Giannone

Il palazzo è situato nel rione “Casalicchio” vicino alla casa natale del Beato Angelo d’Acri, quest’ultima parte integrante del fabbricato, anch’essa appartenuta alla famiglia Giannone e trasformata in cappella. La famiglia Giannone, proveniente da Bitonto, trasformò in gran parte il palazzo in un’antica dimora signorile di campagna. Nel 1700 fu abitata dalla famiglia Astorino ed in seguito dalla famiglia Fusari. Al suo interno sono ancora presenti mobili e quadri del Settecento e dell’Ottocento: il palazzo è dotato di una biblioteca composta da migliaia di volumi antichi del Settecento e dell’Ottocento.

Palazzo Cofone

Simone Cofone, conte di Acri e Padia, nel 1074, ebbe concessione di terre, nel territorio dell’unuversità, dal normanno Roberto I, IL Guiscardo. I discendenti furono medici, erboristi-chimici,magistrati, letterati, uomini d’armi.Nel palazzo nacquero e abitarono: Michele (1778-1865), colonnello di cavalleria sotto il regno di Gioacchino Murat. Nel 1820 prese parte al movimento risorgimentale capitanato da Guglielmo Pepe. Fu capo della carboneria, in acri: Saverio (1823-1876), figlio del suddetto, seguì gli studi giuridici, ma non disdegnò le lettere e la filosofia, fu allievo del Galluppi, fu giudice dei tribunali civili di Catanzaro, Avellino, Lucera, Trani. Collaborò a vari giornali. Fra le sue pubblicazioni è interessante: ” esposizione ed esame delle dottrine filosofiche del barone Pasquale Galluppi”. Molto rimase inedito, come l’opera in 4 volumi ” institutiones Romani juris civili”.

Palazzo De Simone - Julia

Il palazzo, situato nel centro storico di Acri, fu edificato nei primi del Seicento e porta il nome della famiglia, che lo possedeva: i De Simone e dei suoi eredi, gli Julia. L’edificio è un esempio di case “impalazzate” presenti nel centro storico di Acri: la composizione architettonica è di tipo presidenziale divisa su tre piani sovrapposti. Il piano terra era dispensa dei prodotti agricola e mostra arcate a tutto sesto con finestre a pianta quadrata, protette con grate di ferro.

Palazzo Padula

Un tempo era la residenza del noto scrittore e poeta Vincenzo Padula (1819-1893), uno dei primi studiosi di poesia e storia delle tradizioni popolari, che fondò e diresse il settimanale “Il Bruzio”, attraverso il quale denunciava la miseria e le drammatiche condizioni che la popolazione calabrese viveva prima dell’unità nazionale. Venne edificato in una zona in origine isolata e priva di costruzioni, la sua edificazione voluta dall’artista calabrese, era secondo il Padula la rappresentazione della posizione raggiunta dall’uomo di cultura acrese. Sul portale del palazzo fece scolpire due penne e un calamaio, simbolo dello stemma del suo casato. Il palazzo fu dotato di feritoie, adatte a posizionare armi da fuoco, per difendersi da eventuali attacchi dei briganti, assai frequenti in quel periodo. Questo palazzo è sede della biblioteca comunale di Acri e della Fondazione Vincenzo Padula, promotrice dell’ormai annuale premio internazionale a lui dedicato. Inoltre nel palazzo è presente il Museo della civiltà contadina di Acri.

Palazzo Spezzano - Julia

Antica dimora nobiliare del settecento, palazzo della famiglia dei nobili Spezzano presenta interessanti aspetti architettonici, che furono innovativi per l’epoca di costruzione dell’immobile. L’interno è ripartito in locali dimensionati in modo razionale e con efficiente utilizzo degli spazi, distribuiti correttamente, su tre piani sovrapposti e collegati da una comoda scala interna.

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