Il territorio del comune di Bocchigliero è stato abitato fin da tempi preistorici, stando alle tracce di un insediamento neolitico scoperte nel territorio, viene identificato con la bruzia Arento o con una colonia romana fondata, dopo la seconda guerra punica, nei pressi di questa località, che presto scomparve, a causa di un repentino decadimento e dell’abbandono della popolazione. Il toponimo, attestato nel XIV-XV secolo nella forma Bucchigleri, deriva probabilmente da un cognome o da un soprannome, come Buccolieri, che a sua volta designa un mestiere, dal francese “bouclier”, ‘brocchiere’, o “bouteiller”, ‘cantiniere’. Popolato, nel X secolo, dai profughi delle zone costiere che, per sfuggire alle incursioni saracene, cercarono rifugio sui monti, fu un casale della contea di Cariati, di cui condivise le sorti fino alla seconda metà del Seicento, quando fu assegnato alla famiglia Labonia. Sul finire del XVII secolo, venne acquistato dai conti Sambiase, che ne conservarono il possesso sino all’abolizione del feudalesimo. Con l’ordinamento amministrativo disposto dai francesi, all’inizio dell’Ottocento, fu inserito dapprima, nel cosiddetto governo di Umbriatico e poi tra i comuni del circondario di Campana. Colpito, nel XIX secolo, da terremoti ed epidemie di colera, fu danneggiato anche dal sisma del principio del Novecento. Tra i monumenti figurano: la seicentesca parrocchiale di Santa Maria Assunta, col campanile ricavato da un’antica torre di guardia; la coeva chiesa di San Francesco; i santuari di San Rocco e della Madonna delle Nevi, del Settecento. Interessanti sono anche i ruderi di una chiesetta basiliana, sulla montagna Basilicò, in località Cozzo della Chiesa.
La chiesa, a navata unica, ha l'ingresso principale posto sul prospetto laterale sinistro, probabilmente a causa di lavori di ampliamento realizzati nel corso del tempo. L'aula risulta essere coperta da solaio piano, semplicemente intonacato, in prossimità del presbiterio vi sono quattro paraste sormontate da capitelli compositi a foglie lisce a stucco dorato. Il pavimento dell'aula è in marmette. La sagrestia, di forma rettangolare, ha l'accesso sul lato sinistro della navata in prossimità del presbiterio, e risulta essere pavimentata in cotto.
La Chiesa fu edificata nel XVI secolo. I lavori per la sua costruzione durarono venti anni circa e terminarono nel 1596, ma solo nel 1605 fu dedicata al culto di Santa Maria Assunta. La Chiesa presenta uno stile romanico con tre navate, delimitate da quattordici pilastri quadrati in pietra che sostengono dodici arcate a tutto sesto. La navata centrale è coperta da capriate lignee, mentre quelle laterali, sono coperte da tetto a falde con travature lignee. L'aula e le navate laterali sono pavimentate in Pietra di San Lucido, mentre il presbiterio è in lastre di marmo bicromo bianco e verde. La sagrestia, posta dietro il presbiterio, di forma rettangolare, risulta essere pavimentata in marmo di Carrara. La copertura è a capanna, nella parte centrale, e a falde sulle navate laterali, il manto di copertura è in tegole. Numerose sono le opere d'arte presenti: vari argenti, tra cui la statua di San Rocco e i paramenti sacri, custoditi nella sacrestia-museo, insieme alla scultura lignea di San Nicola Vescovo. Nella Chiesa troviamo numerose tele, tra cui due del pittore paludese Onofrio Ferro; di particolare importanza è la croce d'altare in madreperla incisa, realizzata nel 1736 per il Santuario della Riforma.
La chiesa che venne edificata per volere di Carlo Scarnato nel 1633 è di modeste dimensioni è ad una sola aula, pavimentata in cotto e coperta da solaio ligneo. La facciata, semplicemente intonacata, è a capanna. La copertura, a due falde sorretta da struttura lignea, ha una manto in coppi
La chiesa venne edificata nel XVIII secolo è ad unica navata, terminante con abside rettangolare dopo l'arco trionfale. L'aula è delimitata da paraste con capitello composito e risulta essere coperta con solaio piano ligneo decorato. La facciata è a capanna con al centro un'edicola contenente l'immagine di San Rocco.
Il Museo presenta reperti unici nell'ambito della storia della civiltà contadina e della storia sociale. Si compone di diverse sezioni, ciascuna delle quali espone utensili e attrezzi relativi agli antichi mestieri: pastorizia, agricoltura, lavori domestici, tessitura, panificazione e vinifcazione, allevamento e l'utilizzo dell'asino, falegnameria, ecc. Il Museo espone anche una ricca sequenza di fotografie storiche (circa 400) che documentano e ricostruiscono rapporti sociali, feste religiose costumi e tradizioni familiari.
Chiesa edificata intorno al 1400 dove precedentemente sorgeva il convento dei padri minori riformati.. Secondo la leggenda una suora, Suor Ortenza,sognò per molte notti la Madonna che chiedeva di cercare fra i ruderi della piccola chiesa sita nell'attuale ``Cozzo Della Chiesa``. Pare che dopo molte insistenze la suora convinse il suo confessore a recarsi nel luogo del sogno e li trovarono l'immagine della vergine scolpita su pietra. In seguito al ritrovamento fu inavvertitamente spezzato il dito mignolo della vergine che iniziò a spruzzare sangue. L'immagine fu portata nella chiesa dell'immacolata (oggi chiesa di S.Francesco di Paola), ma una mattina d'Agosto fu rinvenuta su un campo miracolosamente innevata in quel posto si decise di edificare un nuovo santuario in suo onore. L'immagine è oggi conservata sopra l'altare ed è ancora visibile la piccola mutilazione del dito. Al suo interno è possibile ammirare un quadro raffigurante ``La deposizione” e una reliquaria detta ``croce cara vecca`` lavorata in madreperla, nella quale sono incastonate pietre provenienti dalla terra santa.