Casali del Manco

Casali del Manco è un comune che è stato istituito il 05.05.2017, a seguito dell’approvazione di un referendum tenutosi nello stesso anno il quale prevedeva la fusione dei comuni di Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta.
Il termine Casali si riferisce alle antiche origini risalenti a prima dell'anno 1000. Il Casale era una comunità che, in passato aveva le proprie forme di organizzazione amministrative. Fino ai nostri giorni ha subito modifiche e cambiamenti sia di dipendenze amministrativo (come le Baglive) sia territoriali. Nonostante questi profondi cambiamenti le diverse comunità hanno mantenuto una loro identità culturale. Ancora fino al 1800 i casali compresi nei cinque comuni di cui si è detto sopra erano quattordici: Spezzano Piccolo, Macchia, Macchisi; Serra Pedace (fino al 1837 accorpato a Pedace), Pedace, Iotta, Perito, Trenta, Magli, Feruci, Scalzati, Cribari, Casole Bruzio, Verticelli. Quasi tutti hanno mantenuto tradizioni e identità meno Macchisi (conurbato con Spezzano Piccolo) e Iotta (conurbato con Pedace) che hanno di fatto perso ogni caratteristica identitaria. Fino ai primi anni del 1800 in ognuno dei Casali si svolgevano regolari assemblee pubbliche (chiamate Università), e atti di antichi e antichissimi notai ne registravano i verbali con tanto di delibere, interventi e decisioni e che testimoniano, ancora oggi, la vivacità della vita partecipata delle diverse comunità.

Attrattori

Chiesa-Monastero di S. Maria del Soccorso o della natività di Maria

Il Monastero di S.Maria del Soccorso fu fondato nel 1532 dal priore dell’Abbazia Florense di San Giovanni in fiore Francesco Notarianni di Casole Bruzio. Questo con alcuni frati si trasferirono a Scalzati, dove molto probabilmente esisteva già una piccola fondazione basi- liana, abbandonata dai monaci. Alla morte di Francesco Notarianni il monastero continuò come cellula florense fino al 1570 epoca in cui tutti i monasteri florensi vennero assorbiti dall’Ordine Cistercense da cui avevano preso origine. Il monastero fu soppresso nel 1808 dai Francesi. Quello che oggi rimane del Monastero è la Chiesa di S.Maria del Soccorso, restaurata nel 1995. La chiesa originariamente in stile monastico florense, nel secolo XVIII fu coperta di stucchi barocchi. L’unica navata termina nel presbiterio dove sull’altare maggiore troneggia la statua della Madonna del Soccorso originariamente in atto di difendete un’anima, scacciando il demonio con un randello. Nel secolo scorso la statua venne privata dell’immagine del demonio, ac- covacciato ai piedi della Madonna, rendendola mutila. In chiesa si conservano pregevoli quadri settecente- schi, opere del monaco cistercense Luigi Velpi. Di notevole pregio è il crocifisso ligneo del 500 soppressione degli enti monastici avvenuta nel 1807 ad opera del di Gioacchino Murat, il monastero fui completamente abbandonato. Oggi del comlesso monastico resta solo la chiesa di Santa Maria del Soccorso, restaurata nel 1995. L'edifico custodisce opere del '700, del monaco cistercense Luigi Velpi, raffiguranti: San Bernardo che contempla in estasi la vergine Maria, San Michele Arcangelo, Sant'Agostino che contempla in estasi San Giuseppe. Notevoli le strutture ad arco in pietra finemente decorate. Sulla facciata due portali decorati, di cui quello destro del 500.

Monte Botte Donato

Con i suoi 1.928 m s.l.m. è la cima più elevata dell'altopiano della Sila, situato nella Sila Grande, nel comune di Casali del Manco, a metà strada tra il lago Arvo e il lago Cecita. Durante il periodo invernale, con la presenza di impianti di risalita e delle quattro piste da sci che costituiscono il complesso del Cavaliere di Lorica, il luogo diventa richiamo di turisti, provenienti da tutta Italia, ma anche dall'Europa. Dalla cima, in particolare, si può osservare l'Etna e l'Aspromonte a sud ed il Pollino a nord. È collegato al valico di Monte Scuro, che è posto nel comune di Celico, attraversando la ``Strada delle Vette``, dopo un percorso di 13 km.

Chiesa di Santa Marina

Santa Marina è la chiesa matrice di Casole Bruzio. Fu eretta nell’XI secolo con la crescita demografica dell’abitato, dovuta all’arrivo dei cosentini fuggiti da Cosenza dopo l’invasione saracena. L’impianto originario in stile romanico, fu sostituito con il barocco durante i lavori di restauro del XVIII secolo. La Chiesa, a croce latina, all'interno si presenta suddivisa in tre navate e decorata con stucchi barocchi di pregevole fattura. Custodisce una pregevole pala d’altare con statua lignea settecentesca di Santa Marina e un organo a canne, opera del maestro napoletano Giuseppe De Donato.

Chiesa dell'Addolorata

Edificata nel 1580 dai Padri Cappuccini, originariamente era annessa al vicino convento che venne chiuso dopo il terremoto del 1783 e definitivamente abbandonato dai religiosi nel 1866 dopo l'incameramento dei beni ecclesiastici da parte del Regno d’Italia. Il convento è stato distrutto per dare spazio al cimitero comunale. La chiesa, invece, è stata ristrutturata di recente. Lo storico Domenico Martire nella sua Platea delle chiese di Pedace cita la presenza di una chiesa di origine romana: Santa Vetere che sorgeva dove oggi c'è la chiesa dei Cappuccini e il cimitero. Nella Chiesa viene conservata la statua della Vergine Addolorata, detta ``La Pecorella``, protettrice del paese. Ogni anno, alcuni giorni prima della festa patronale, la statua viene portata in processione nella Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. La settimana successiva alla ``Festa della Pecorella``, la Madonna viene poi riaccompagnata nella sua Chiesa All'interno della chiesa, a due navate, è custodita una statua lignea rappresentante la Madonna Addolorala ai piedi della Croce; il soffitto ligneo è dell'800. Quello che un tempo era l'orto dei Cappuccini, è diventato l’attuale cimitero.

Chiesa di San Pietro e Paolo

Posta nello spiazzo chiamato ``Le Pezze``, nel 1500 aveva di fronte l'ospizio di San Nicolò e a sinistra la Chiesa della Confraternita di Santa Maria della Pace, ora abbattuta per posto alla nuova sede municipale. Venne nel 700 rifatta in stile Barocco in seguito al terremoto del 1638 che ne modificò l’aspetto. Con la sua base pari a 40x20 metri è la più grande rispetto alle chiese dei dintorni. Conserva originaria la bella porta laterale(1580) con ricercate decorazioni in pietra. L’impianto a tre navate , monoabsidato, è a pianta rettangolare (croce latina). La facciata principale è della fine dell’800, in pietrame misto a mattoni, decorato da tre portali in pietra, rosoni e cornici a dentelli. L’interno in stile barocco (fine ‘700 inizi ‘800) presenta soffitti lignei dipinti da Cristoforo Santanna, così come diversi quadri presenti:” La pesca miracolosa” e “la Trinità”. Vi sono poi due statue lignee rappre- sentanti S. Pietro e S. Paolo, un crocifisso li- gneo e il fonte battesimale in pietra, panche in noce decorate da colonnine tortili. Sull'arco dell'abside si eleva la cupola, intessuta con vimini e dipinta da un certo Bevacqua di Spezzano Sila al culmine della quale è rappresentata la colomba dello Spirito Santo che incombe sul presbiterio. Il pulpito in legno di noce e castagno del 1700 e opera di alcuni artigiani locali è attaccato alla penultima colonna di destra. Nella sagrestia invece sono presenti stipi in noce intarsiata del 1848 ad opera di un certo Giuseppe Leonetti di Serra Pedace. Il 7 settembre 1539, il re Carlo V, per ricambiare alcuni doni ricevuti dagli abitanti dei casali, elevò 24 chiese calabresi a Cattedrali, tra le quali la chiesa di Pedace. Con il terremoto del 1638 venne aggiunta una nuova cappella con il titolo di S. Maria della Misericordia o dei Suffragi. Al suo interno è presente la Cappella del Sacramento in stile barocco.

Chiesa di San Sebastiano

L’edificio della Chiesetta di San Sebastiano è stato individuato essere stata la casa natale del sacerdote e scrittore Domenico Martire. Il sacerdote la diede in eredità per testamento a un suo nipote Serafino De Marco. I De Marco mantennero la casa per 66 anni, fino al 1771. Nel frattempo l’abitazione fu parzialmente trasformata e ristrutturata a modo di piccola chiesa. Venne posta al suo interno la statua di San Sebastiano e divenne ufficialmente la Cappella del Santo Protettore. Nel 1771 i De Marco fecero dono della casa, ormai trasformata in chiesa, alla Curia di Cosenza. L’arcivescovo acquisì la casa e la fornì del campanile e dell’unica campana, ancora oggi presente. L’interno è a una navata centrale. La pala dell’Altare maggiore raffigura la Madonna col Bambino che appare a San Sebastiano e a san Rocco ed è della seconda metà del XVIII secolo. La presenza di San Rocco, il taumaturgo della peste, rimanda al flagello che nel 1656 colpì Perito. Il quadro è di scuola napoletana e ricorda lo stile del pittore Francesco Basile, nativo di Catanzaro e formatosi nelle botteghe napoletane. All’interno della chiesetta, inoltre si ammira la storica statua sei- centesca di San Sebastiano, che raffigura il santo trafitto dalle frecce, a mezzo busto, interamente in legno. Nella chiesa è presente anche un Pulpito, lungo la parete destra, in legno di stile settecentesco, sobrio e semplice. Il soffitto è interamente in legno.

Chiesa di Santa Maria dell'Assunta

Collocata ad un livello più alto, fuori dal Perito storico, sembra dominare il piccolo paese. La Chiesa dell’Assunta fu eretta dopo il catastrofico e terribile terremoto del 1783.Perito fu drammaticamente colpito come l’intera Calabria. I lavori di costruzione iniziarono molto probabilmente nel 1784. La Chiesa dell’Assunta, grande e spaziosa, si compone di una navata centrale e due laterali. Il soffitto della navata, dove è ubicato l’Altare Maggiore, è interamente in legno, a cassettoni. Al centro della navata di destra si ammira un soffitto ”a volta circolare”, in legno, dove si trova un dipinto che raffigura la Madonna. La vergine in piedi, in atto di pregare con le mani giunte, in abito bianco e mantello celeste, appare sospesa nell’etere. In fondo alla navata di destra si nota un dipinto raffigurante San Francesco di Paola, in esta- si, nell’atto di ricevere, dalle mani di angeli, lo stemma “ Carithas”, l’emblema dell’Ordine dei Minimi. Il dipinto, di stile romantico, mo- stra aspetti della Scuola napoletana del pit- tore Consalvo Carelli. Lungo la navata sono presenti due Altari: il primo, sulla destra, è dedicato a San Francesco di Paola: una sta- tua lignea in cui il santo paolano è in ginoc- chio e con lo sguardo rivolto al cielo; il secondo che segue rappresenta una statua del “Cuore di Gesù”: il Nazareno è in piedi, con lo sguardo dritto e fisso. L’indice della mano destra punta verso il cielo e con la destra in- dica il suo cuore traboccante d’amore.

L’Altare Maggiore , posto in fondo alla navata centrale, raffigura l’Ascensione di Maria con ai piedi alcuni apostoli che la osservano rapiti in un momento di intensa spiritualità. Il dipinto è del XVIII secolo. La pala dell’altare che sorregge il dipinto è composto di due colonne di stile corinzio e da una cornice, velata in polvere di oro. La navata di sinistra presenta diverse sculture. In fondo sulla parete frontale un Altare della Madonna con bambino, entrambi incoronati. Accanto ad una statua di una giovane Maria è posto un Altare raffigurante la Madonna col Bambino, sospesi nell’aria, tra due angeli. Nella parte bassa vi sono immagini di anime che protendono le braccia verso la celeste apparizione. Nella chiesa sono presenti anche un Pulpito ligneo, lungo la navata centrale sul lato destro, comprendente il Confessionale del 1783; una fonte Battesimale, all’ingresso della chiesa. Un Crocefisso, sospeso sull’arcata centrale, antistante l’Altare si impone su tutta la Chiesa. Un recente intervento di ristrutturazione hanno ridato alla Chiesa l’immagine della sua originaria architettura.

Chiesa Santa Maria di Monte Oliveto

La Chiesa di S. Maria di Monte Oliveto ri- sale al XVI secolo. Edificata dai Padri Be- nedettini Olivetani. All'interno, a due na- vate, si trova una grandiosa pala d'altare lignea a ricco intaglio del 600, opera del pittore di origini umbre Hippolitus Burghesius del 1612 . Il dipinto centrale raffigura la Madonna di Monte Oliveto attorniata da una schiera di angeli, tra San Pietro, San Paolo, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. Interessante è la parte bassa del dipinto centrale, in cui è raffigurata una veduta della zona. E’ una specie di fotografia ante litteram delle Chiese di Pedace e di Serra, la cui raffigurazione sotto la Madonna sembra simboleggiare la protezione della Madonna su entrambi i centri. Osservando con attenzione, è possibile notare la Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo affiancata dal campanile, così com'era all'epoca dell'artista. Il dipinto rappresenta una no- tevole ricchezza d'arte per Pedace. È or- mai diventata tradizione far visita la notte di Pasqua alla Madonna di Monte Oliveto. Al termine della messa, i fedeli della parrocchia di Pedace, insieme a quelli di Serra Pedace, si recano nella Chiesa di Santa Maria per andare a ``prendere le grazie`` dalla Madonna. La tradizione nacque in passato, come forma di omaggio, perché secondo i fedeli aveva protetto il paese durante i forti terremoti dei secoli scorsi. Fu sede di una attiva Confraternita.

Concento e Chiesa di San Francesco da Paola

Il complesso si compone della chiesa dell’Annunziata, più conosciuta come Chiesa di San Francesco di Paola e sorge insieme all’ex Convento dei frati minimi su di un grosso masso che sporge sulla vallata sottostante del fiume Cardone. Una zona completamente verde, coperta da castagni e altri alberi tipici del posto. Riguardo alle sue origini, storia e leggenda si fondono. Quel che è certo è che la costruzione del convento venne avviata nel 1617 sul luogo dove sorgeva una chiesa precedente. Domenico Martire nella sua “Calabria sacra e profana” scrive che il convento sorse dunque sul sito di una antica chiesetta intitolata a S. Maria della Pietra e gestita da una Confraternita sotto lo stesso titolo e con un Romitorio annesso ,secondo alcuni abitato da monaci basiliani. Tornando alle notizie storiche, il Convento, iniziato nel 1617, fu completato nel 1623. Il luogo era inoltre strategico, visto che sor- se lungo una via di comunicazione che, passando proprio tra la Chiesa e il Convento, venne praticamente in- globato nella struttura, creando un passaggio a sua volta conosciuto come “lamia”. Il convento fu dunque impostato sul Cenobio della Confraternita di S.Maria della pietra, detta anche dei cani. L’impianto è a due li- velli: al primo si trova la Chiesa di Santa Maria della Pietra, il campanile, ecc., al secondo le funzioni mona- stiche; è visibile un terzo livello, che doveva essere il principio di un ampliamento; mentre un quarto doveva essere probabilmente destinato a magazzini. Presenta un chiostro a pianta rettangolare con cinque archi che fu orto del vecchio cenobio, attorno al quale dovevano ruotare le funzioni del convento. Notevoli affreschi sui muri interni del chiostro, attribuibili a Gerolamo Palermo, ritraggono i principali miracoli di S. Francesco di Paola. I frati minimi vi restarono per meno di due secoli. Nel 1809 infatti il monastero venne soppresso dal Governo mentre vi si trovavano quattro sacerdoti e tre laici. Le strutture conventuali vennero vendute a privati.

Dopo decenni di abbandono e di utilizzi vari l’ex convento è stato fortunatamente recuperato. Migliore sorte toccò alla Chiesa che continuò, tra periodi di abbandoni e rifacimenti, ad essere officiata e ad attirare gli abi- tanti di Pedace e dintorni. La chiesa è semplice ma interessante. Sulla facciata principale spiccano il seicente- sco portale e il finestrone in tufo. L’interno ha una navata principale e una navatella sul lato sinistro divisa in cappelle, che comunica con la principale attraverso tre arcate in tufo. Pregevole appare il soffitto restaurato in legno, formato da tavole dipinte per dare l’idea di un soffitto a lacunari. Vi si trova poi un gruppo scultoreo raffigurante l’Annunciazione, cui la chiesa è dedicata e che sovrasta l’altare maggiore. Le statue seicentesche dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine Addolorata risalgono alla fondazione del monastero e sono poste in una nicchia incorniciata da ornamenti in stucco del 700. Alla prima metà del 600 risale anche la statua di S. Michele Arcangelo, scultura in legno nell’altare sulla parete destra. Sempre sulla parete destra è posto il pulpito in legno intagliato datato 1692, mentre il confessionale sottostante è del “700. A San Francesco di Paola è dedicata l’ultima cappella della navatella sinistra. L’altare della cappella è di impianto barocco e rac- chiude una tela che potrebbe risalire alla prima metà del”700.Nella navata, all’angolo tra l’arco trionfale in tufo del presbiterio e quella della cappella citata, una nicchia in muratura custodisce il busto ligneo di San Francesco. Nel vano sinistro di chi entra si nota una tela raffigurante la Madonna della Pace, che mostra una Vergine nella parte alta con un angelo che le porge un ramo di ulivo e nella parte bassa la scena di due re che, deposte le spade su un libro su cui si legge Pax, si stringono la mano. L’opera è attribuita al pittore Cristoforo Santanna.

La Torre campanaria

Distaccata, in posizione isolata, l'imponente torre campanaria si eleva su quattro livelli ed è alta 37 metri. In passato era tutto in stile romanico, così come si può osservarlo nel quadro della pala dell'altare Maggiore presente nella Chiesa di S. Maria di Monte Oliveto. Aveva cinque piani e terminava a cuspide piramidale quadrata. Quest'ultima e il quinto piano rovinarono in seguito ad un terremoto nel 1800 e al loro posto fu costruito un tamburo sul quale poggia una snella cupola una lanterna dove nel 1912, vennero collocate le tre campane dell'orologio. Le due più piccole vennero rifuse nel 1977. La più grande, rifusa anch'essa nel 1803, si dice ``sorella`` di un'altra presente a Celico. Il campanile è stato nuovamente restaurato negli anni 2000. In corrispondenza di alcuni cantoni del campanile sono presenti delle maschere apotropaiche conto il malocchio.

Chiesa dell'Immacolata

Intreccia le origini della sua fondazione con l'arciconfraternita della Beata Vergine Maria Immacolata e del SS. Rosario di Serra Pedace nel 1542. Successivi interventi ne hanno modificatol'aspetto originario, che oggi si presenta in stile settecentesco. L'interno, riccamente decorato m stile barocco, si conclude in alto con volte a botte sulla navata, ed emisferica sull'abside. La facciata a capanna è caratterizzata da un portale in pietra scolpita con sovrastante apertura semicircolare e rosone araggiera. Il timpano è decorato da motivi ad archetti ciechi, inframmezzati da motivi floreali.

Chiesa di San Donato Vescovo

Chiesa intitolata al Vescovo di Arezzo che fu costretto a patire il martirio durante il governo di Diocleziano. La data riportata sul portale è del 1564, anno di fondazione della chiesa, ristrutturata poi nel 1800.
L'interno è a tre navate: quelle laterali, divise a cellule quadrangolari, sono coperte da cupolette, quella centrale è coperta da volta a botte con lunetta. Lo spazio interno è decorato da stucchi barocchi e da una serie di altari ottocenteschi. Le cortine murarie esterne non pre- sentano decorazioni di rilievo, ad eccezione dei tre portali in pietra.Al suo interno si trovano: un coro ligneo intarsiato; opere del XIX sec. di G. Leonetti, tela della Natività del Santanna; tela della Circoncisione e un’Adorazione dei Magi del XIX sec.; tela del Battesimo di Cristo datata 1856; le statue di S. Antonio da Padova, S. Lucia, S. Giovanni Battista, S. Rita e altre pregevoli opere. II Campanile è a tre ordini, diviso da comici marcapiani.

Chiesa dell’Assunta e Campanile

Di costruzione quattrocentesca, profondamente restaurata nel secolo XVIII. L’interno, ricco di quadri del XV e XVI secolo attribuiti al pittore Pietro Neuroni, è in stile barocco con soffitto ligneo piano, dipinto dal Santanna. Sull’altare Maggiore si trova la grande tela della Ma- donna Assunta con ricco fastigio ligneo settecentesco e tela centra- le del ‘600. Pregevoli intagli lignei del periodo barocco (panche, or- gano) opera di artisti locali. All’esterno la torre campanaria del 1400, quadrata in stile neoclassico e staccata dalla chiesa, conserva bifore originarie del ‘400.

Chiesa dell’Immacolata (ed annesso ex convento di San Francesco D’Assisi già “hospedale”)

La chiesa costruita nel XVII Sec. ha un'impianto a navata unica con abside di fondo di forma irregolare. La navata e la zona absidale sono coperti da un unico tavolato ligneo dipinto, con altare settecentesco in muratura. La facciata principale a capanna è di semplice fattura; presenta un portale in pietra lavorata archivoltato a tutto sesto. Torre campanaria a pianta quadrata in stile neoclassico del XIV secolo.

Chiesa della Madonna delle Grazie

Sorge in località “Macchia”, come chiesetta rurale, si presume che sia stata costruita nel XV Secolo. La struttura è semplice e di piccole dimensioni. L’interno è ad unica navata e di semplice fattura. La facciata è a capanna e campaniletto a vela ad unica luce, parte integrante del coronamento superiore. Un piccolo portico, con strutture ad arco, precede l’ingresso. Di recente è stata sottoposta a restauro.

Chiesa dello Spirito Santo

Chiesa costruita nel 1427 (oggi irriconoscibile in quella che doveva essere la struttura originaria) sorge attorno alla cappella dell’Immacolata della famiglia Spina. Sorretto dai frati “Conventuali”, soppresso con il decreto del 7/ 08/1809. Chiesa ad aula unica con abside di fondo quadrata coperta con struttura voltata a crociera con costoloni in tufo. Facciata esterna con coronamento a capanna e portale in pietra archivoltato a tutto sesto. Il convento annesso, ora di privati, ospitò l”hospedale” di Spezzano Piccolo e Macchia, che era un ente assistenziale per i pellegrini che andavano in Terrasanta.

Chiesa di San Andrea Apostolo

Ad aula unica con abside più alto della navata. All’interno gli affreschi della volta e dell’altare maggiore sono opera del pittore Settimio Tancredi di Pietrafitta. Sulla facciata principale del tipo a capanna, il portale è in pietra a costoloni, con arco a tutto sesto, sormontato da una finestra quadrata anch’essa in pietra scolpita. Sul lato destro, adiacente la chiesa, si trova la Torre Campanaria di forma quadrangolare con monofore a tutto sesto.

Chiesa di San Nicola di Bari

Chiesa anticamente era a tre navate. In seguito ad un terremoto la navata di destra è crollata e attualmente è formata a due navate. La navata centrale culmina all’altare maggiore che conserva un altare ligneo del 600, contenente nella nicchia centrale la statua
lignea originale di San Nicola che è della stessa epoca dell’altare maggiore ed è statua gemella di quella che si trova nella chiesa di Celico, di san Pietro e di Feruci. Interessante risulta il fonte battesimale in pietra , sempre del 600.

Chiesa di San Pietro Apostolo

La chiesa di costruzione rinascimentale, la chiesa di San Pietro è posta di fronte al palazzo Perris, famiglia che ne finanziò l’edificazione. L’interno, mononavato, contiene 4 altari marmorei. A destra, crocifisso in cartapesta; sul primo altare, statua dell’Immacolata; sul se- condo, statua della Madonna del Rosario. Sul lato sinistro, sul primo alta- re, busto di San Francesco di Paola; sul secondo statua del Sacro Cuore. Tutte le opere sono dei sec. XVIII- XIX. Gli altari più prossimi al vano presbiteriale, sono, nella parte alta, costruiti in legno, con colonne scana- late, terribilmente verniciati con pit- tura comune. Nei pressi del coro, è posto un bel di- pinto raffigurante la Madonna allattante, opera di Antonio Granata, commissionato dalla famiglia Perris. Nell’abside, nicchie con statue dei SS. Pietro e Giuseppe. Sull’altare maggiore, fastigio ligneo con colonne tortili che racchiudono un’interessante pala dipinta da Raf- faele Rinaldi da San Fili nel 1901, rafffigurante l’Angelo che libera San Pie- tro. In sagrestia, armadi lignei dell'800 con, sulla cimasa, crocifisso dipinto. Inoltre, piccolo crocifisso, statua del Bambino, e statue dell’Immacolata e San Pietro.

Chiesa di Santa Maria dell'Assunta

Dell’antica origine di Trenta ne è testimonianza la Chiesa di Santa Maria Assunta che costituisce un notevole organismo architettonico del XV-XVI sec., importante per i suoi richiami stilistici con altri monumenti della fascia presilana, punto di riferimento per la comunità del centro stesso. Non a caso tale monumento doveva rappresentare punto di riferimento essenziale , in quanto la torre campanaria fungeva come punto di colle- gamento con altre torri della zona, come Pedace, Borgo Partenope, e con la torre campanaria del Duomo di Cosenza. La Chiesa in stile prettamente romanico a tre navate con quella centrale di dimensioni doppie di quelle laterali in quanto a larghezza e più alta per una migliore illuminazione. Le navate laterali presentano fra di esse una lieve differenza dovuta, forse, alle caratteristiche orografiche del sito. Le navate sono divise da sei colonne in pietra tufacea sulle quali si innalzano degli archi a tutto sesto in pietra tufacea a vista. La navata centrale presenta un cassettonato ligneo di pregevole valore, mentre le cappelle laterali presentano tavolato di perline d’abete. In epoca barocca sono stati aggiunti: la Cappella di Santa Maria delle Grazie, a fianco della navata laterale sinistra, con decorazioni sopra l’imposta degli archi fra le navate centrale e laterali ed all’imposta della cupo- la; Dei matronei con relativi altarini alle pareti esterne delle navate laterali. La cupola a base ottagonale è caratterizzata da una serie di bifore da cui penetra la luce per l’illuminazione naturale della zona presbiterale. La Chiesa di Santa Maria Assunta fu sede dello studio, da parte di Don Antonio Proviero, del lavoro di realizzazione di un suo progetto: studiare i fenomeni della natura, scrutarla nei suoi movimenti, trovare qualcosa per il mondo della scienza; alternando a breviario l’applicazione in laboratorio, per l’esperimento dei calcoli conseguiti, nel 1904 conquistava ufficialmente la prima vittoria in un campo strettamente attinente a quello che gli doveva dare riconoscimenti e plausi: un dispositivo meccanico di una suoneria senza rotismi per orologi da torre, che brevettava ed illustrava in un opuscolo pubblicato in quello stesso anno, con questo riconoscimento Trenta e la sua cattedrale entrarono a far parte delle pagine di cronaca scientifica e ingegneristica.

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