Rende

Rende è un centro dell'area urbana cosentina nel cui territorio è situata l’Università della Calabria, il più grande campus universitario italiano e una delle migliori università d'Italia tra i grandi atenei.
Secondo la leggenda, intorno al'VII secolo a.C. Enotro, figlio di Licaone, re degli Arcadi, approdò su queste terre nella località attualmente nota come ``Guardiula``, fondandovi l’antica Acheruntia, poi chiamata Arintha in memoria della sorella. Al di là della leggenda, sono certe le orini enotrie della primitiva Acheruntia, divenuta in seguito Pandosia. Le sorti della città seguirono nel tempo quelle della vicina Cosentia. Oggi il centro storico di Rende è a buon diritto denominato “Borgo dei Musei” per la presenza di prestigiose gallerie d’arte. La prima fase dello sviluppo di Rende iniziò intorno agli anni ’50 e si concluse nel 1970, per procedere a dotare la città di tutte quelle opere infrastrutturali che possono anche essere definite opere di civiltà in quanto volte ad elevare il livello di vita dei cittadini. Al termine della fase di urbanizzazione, Rende si presentava come un territorio molto ampio e urbanizzato in cui era stata impostata la struttura portante della città futura e in cui coesistevano due realtà ben distinte: la vecchia Rende, formata da numerose frazioni e contrade e la nuova Rende, sorta tra Campagnano e Quattromiglia. Negli anni ottanta e novanta venne cambiato il volto della zona a valle con la realizzazione di piazze, parchi, musei e chiese, trasformandola di fatto in una città moderna. Tra le opere di edilizia contemporanea spiccano cattedrale di San Carlo Borromeo, il Museo del Presente con il Belvedere delle arti e delle scienze. Il centro storico di Rende si sviluppa su un’altura e mantiene abbastanza inalterata la sua urbanistica medievale, conservando memoria dell'antica toponomastica nei nomi alternativi di vie e piazze, come la centrale Piazza degli Eroi. La Chiesa di Santa Maria Maggiore si trova alla fine del Corso che la collega al Castello. Edificata nel XII secolo, la chiesa presenta una pianta a croce latina con tre navate e un rosone posto sul portale principale risalente alla stessa epoca, mentre il Castello, o ``Gigante di Pietra”, fu edificato nel 1095 si di un colle la particolare morfologia garantiva una difesa naturale, per cui l'edificio fu dotato solo di feritoie per archi e balestre, un'enorme cisterna per la raccolta dell’acqua piovana e una cinta muraria spessa più di due metri. Le uniche strutture difensive, oltre alla torre centrale, sono le due torri laterali, che insieme rappresentano lo stemma del Comune già a partire dal 1222. Tuttora nell'atrio del castello è possibile ammirare due stemmi araldici delle famiglie succedutesi nella proprietà: i Magdalone e gli Alarçon de Mendoza. Il Castello, proprietà del Comune dal 1922, è stato sede del Municipio fino al 2011 ed è attualmente sede del Museo d'Arte Contemporanea Bilotti.

Attrattori

Chiesa del Rosario

Fu eretta nel 1679 dai fratelli Raffaele e Giuseppe De Bortolo in stile barocco e rococò. Presenta una facciata tripartita in pietra tufacea di Mendicino. Il portale, con arco a sesto ribassato e decorazioni vegetali, è sovrastato da un finestrone riccamente decorato. I quattro lati della facciata sono invece delimitati da nicchie a conchiglia completate da capitelli. L'interno, a navata unica, presenta pareti decorate con semicolonne corinzie entro le quali sono posti gli altari: quello di destra espone una Madonna con Bambino, con abito del Seicento damascato; l'altare centrale è in marmo e legno intarsiati, con raffigurazioni a olio dei Misteri del Rosario. Al posto della trafugata tela settecentesca del De Mura, raffigurante proprio la Madonna del Rosario, vi è un'opera contemporanea di Diego Minuti. Si conservano all'interno anche cinque tele di ignoti artisti meridionali. Degno di nota anche lo splendido presepe, frutto di donazione, con statue napoletane del Settecento e dell'Ottocento. La chiesa custodisce anche un pregevole organo settecentesco.

Chiesa della SS. Vergine della Pietà

Il tempio è di incerta collocazione cronologica nella sua forma attuale. Un frammento tufaceo incluso nella fabbrica, a fianco dell’uscio secondario, fa risalire al 1117 la sua originaria costruzione. Particolarmente interessante è il significato storico legato alla località in cui si trova la chiesetta essendo, infatti, prossima alla cosiddetta “guardiola” che oltre ad ospitare un importante posto di guardia all’epoca delle sfrenate scorrerie saracene, costituì in tempi remoti il primitivo luogo d’insediamento degli antichi abitanti di Rende. La facciata ad intonaco della chiesetta è abbellita da un portale in tufo intagliato con motivi geometrici a rilievo profilati da un’ampia dentellatura perimetrale. Al centro del prospetto è posto un oculo circolare mentre sulle estremità laterali si trovano due nicchie ognuna delle quali contiene una statua di santo. L’interno ha un soffitto decorato ed è organizzato in un solo vasto ambiente a sviluppo longitudinale. Sulla parete posta dietro la mensa eucaristica risalta un dipinto ad olio su tela su cui è raffigurata una Madonna della Pietà.

Chiesa di Maria SS. della Neve

Il culto della Madonna delle Nevi viene attribuito dalla storia ad una miracolosa nevicata in agosto e ad una contemporanea apparizione della Beata Vergine a Liberio, Papa dal 352 al 366. Questo piccolo e grazioso edificio sorge in contrada Santa Maria. L’interno è costituito da un modesto ambiente rettangolare che ospita un piccolo altare. Esso è composto da una struttura portante in muratura sulla quale si ergono due pilastri intagliati preceduti da due colonnine riccamente scolpite e sormontate dai capitelli che le collegano all’architrave. Nello spazio lasciato libero è inquadrata una tela ad olio di Andrea Carino del 1703 raffigurante Maria SS. Della Neve. La chiesa, a causa dei danni provocati dai frequenti terremoti, fu oggetto di numerose ricostruzioni, l’ultima risale al 1954.

Chiesa di Maria SS. di Monserrato

Il titolo ecclesiastico di questa chiesa si richiamava al famoso monastero benedettino consacrato a santa Maria, ubicato nella Catalogna spagnola, il quale, per la particolare conformazione geologica del monte su cui sorge, è detto “di Monserrat” (=monte segato). L’edificio sacro si trova a Quattromiglia, importante centro del Comune che ricava la propria denominazione dall’essere posta a “quattro miglia romane” da Cosenza. La chiesa fu eretta nel 1950 una prima volta, ed era intestata a Maria SS. Dell’Olmo in Belluria di Monferrato. A causa dei danni riportati nel corso del sisma del 1980, fu riedificata in seguito nello stesso luogo, con l’aggiunta di una slanciata torre campanaria di stile moderno che grazie alla sua struttura in cemento armato è in grado di sopportare gli effetti di eventuali movimenti tellurici. Un ampio porticato, sorretto da quattro pilastri a sezione quadrangolare, precede la semplice facciata. L’interno ad unico corpo a svolgimento longitudinale evidenzia la candida messa eucaristica, alcune statue processionali e delle tele con immagini sacre dai tratti iconografici consueti.

Chiesa di S. Francesco da Paola

La chiesetta di S. Francesco da Paola ha sede nella località di S. Ianni. Il tempietto appartiene alla famiglia Basile, ma è da diversi anni aperto al culto dei fedeli del posto. La semplice ed aggraziata struttura è costituita da un unico ambiente rettangolare nel quale risalta il modesto altare in legno che ospita una tela raffigurante il Santo e due statue, di cui una in legno scolpito rappresenta S. Francesco d’Assisi. La chiesetta custodisce inoltre una reliquia d’eccezionale importanza sacrale, ossia una spina della corona imposta al Cristo dalla soldataglia mercenaria dopo la flagellazione

Chiesa di San Antonio Abate

La Chiesa di Sant’Antonio Abate presenta un’architettura semplice, quasi dimessa, con un portale contornato da una semplice modanatura ed il campanile a vela sul frontone, con la campana che chiama alle sacre funzioni la gente devota. L’interno, altrettanto semplice e modesto, ha una sola breve navata con l’altare sul fondo ed il simulacro del Santo bene in vista; alle pareti le immagini delle varie fasi della passione di Gesù. La ricorrenza festiva, legata alla chiesetta di Sant’Antonio Abate, riproponeva motivi tradizionali della vecchia cultura contadina, di cui tramandava credenze e cerimonie ancestrali. Un tempo, sulla piazzetta antistante il sacro edificio di culto, soleva aver luogo il giorno della festa del Patrono.

Chiesa di Santa Maria Assunta

L’attuale edificio chiesastico di Santa Maria dell’Assunta edificato tra il 1858 ed il 1876 sorge dove anticamente era presente l’antica chiesa rurale di santa Maria di Loreto che nel 1854, tra l’11 e il 12 febbraio, venne distrutta dal terremoto. È da ricordare che la denominazione “Madonna di Loreto” fu dal popolo storpiata in “Madonna du Ritu” e spesso riportata sugli atti in modi diversi: Madonna di Loreto, di Lo Reto, di Lo Rito. La chiesa sorse sui resti di un altro edificio chiesastico dedicato a Santa Sofia, il cui culto è di chiara origine bizantina, con una speciale devozione a San Giacomo, forse precedente titolare. La facciata, con la quale il sacro edificio si mostra alla vista, è sobria ma decorosa. Costruita in pietra di fiume e mattoni cotti al sole, la chiesetta ha l’ingresso costituito da un portale con una semplice modanatura perimetrale e da una lunetta con una formella in ceramica che riproduce una Madonna benedicente ed alcuni angeli, che rompe l’uniformità della massa muraria. La parte superiore è coronata da un timpano triangolare sul quale poggiava il campanile a vela, ora sostituito da una torre campanaria che esprime il gusto dell’età moderna.

L’ambiente interno è semplice ed è costituito da un’unica navata illuminata da quattro finestre istoriate. Entrando, ai lati della porta, spiccano due pile marmoree su una delle quali, la sinistra, è inserito il bassorilievo lapideo di fattura quattrocentesca. Le pareti sono adornate da una “Via Crucis” di epoca contemporanea. La parte absidale è delimitata da due colonne con capitelli ionici che fanno da cornice all’altare di stucco dipinto che è sormontato da una nicchia dove trova posto la statua della Titolare della chiesa. Il soffitto è contornato da decorazioni policrome a tempera, al centro di bell’effetto è la rappresentazione della “Madonna dell’Assunta e Angeli” datata 1960 opera dell’artista rendese Donato Magli. In concomitanza col Natale la piccola navata è limitata dalla presenza di ben tre presepi realizzati con spiccato senso artistico e molta aderenza alle sequenze del sacro evento. “A mienz’agusto” (mezz’agosto) poi, in onore della Patrona della chiesa il sacro edificio è popolato da una moltitudine di gente che vuole assistere alle funzioni religiose, partecipare alle cerimonie liturgiche ed allo spettacolo esaltato dei giochi popolari realizzati nelle vicinanze dell’edificio sacro.

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

La Chiesa di Costantinopoli è stata edificata intorno al 1600, anche se l'aspetto attuale risale al 1719. La facciata è ``a capanna``, con un finestrone policromo raffigurante la Vergine di Costantinopoli col Bambino. Sul lato destro c'è la sagrestia, sormontata dal campanile. L'interno presenta una pianta a croce latina ed è ricco di decorazioni: l'altare maggiore è in marmi policromi; la cupola presenta un affresco a tempera di Achille Capizzano raffigurante la Madonna di Costantinopoli in Gloria. Sempre alla Madonna è dedicata una cappella interna contenente la statua della Vergine e un'icona a olio su rame, detta ``Macchietta``. Di notevole pregio sono i dipinti su tela e su tavola presenti nella cantoria, opere di Cristoforo Santanna (``Allegoria della Madonna di Costantinopoli``, 1777). Nel 1978 la chiesa è stata elevata a Santuario, poi munito di uno spazio museale per esporre oggetti d'argento datati tra il XVII e il XVIII secolo e paramenti sacri.

Chiesa di Santa Maria Maggiore

La Chiesa di Santa Maria Maggiore (o Chiesa Matrice) si trova alla fine del Corso che la collega al Castello. Edificata nel XII secolo, la chiesa presenta una pianta a croce latina con tre navate e un rosone posto sul portale principale risalente alla stessa epoca. I danni provocati da diversi terremoti hanno reso necessari pesanti interventi di restauro, durante i quali si è deciso di coprire le antiche colonne con pilastri rettangolari di sicurezza. All’ingresso è possibile ammirare due fregi scolpiti nella pietra: un libro aperto, a destra, e due chiavi incrociate, a sinistra. L'interno della chiesa custodisce molte opere d’arte, tra cui spiccano le tele di Cristoforo Santanna, Giuseppe Pascaletti e Giuseppe Grana, oltre a numerose sculture in legno e marmo.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova e Convento

Innalzata a Commenda tra il 1979 ed il 1985 su disegno dell’architetto Raffaele Filippelli, la chiesa di Sant’Antonio da Padova si caratterizza per l’originalità dell’impostazione architettonica. L’edificio sacro costruito con materiali moderni (cemento e ferro) colpisce per la composizione architettonica esterna d’ampio respiro spaziale. Al centro del grande impianto che ha sostituito le tradizionali navate, è ubicata la mensa eucaristica rivestita da un caldo mosaico riproducente con le sue tessere alcuni elementi della simbologia cristiana, affiancata dal breve pulpito e dal fonte battesimale. Nell’ampia struttura architettonica è incorporato il convento dei Frati Minori dotato di celle dei monaci, di biblioteca e di refettorio.

Chiesa SS Trinità

Eretto su progetto dell’architetto Malara, l’edificio chiesastico che sorge a Saporito è costruito con materiali moderni e colate di calcestruzzo. La costruzione mostra nel prospetto una struttura curvilinea autonoma costituita da due grandi semicerchi intrecciati che nel punto di giunzione determinano un ampio spazio che incornicia il portale d’ingresso, mentre i punti estremi dei segmenti circolari sono ancorati al lastrone che costituisce il basamento della soglia. L’interno è costituito da un’unica ampia navata che termina con una struttura semicircolare, segnata da sei colonne a sezione circolare che sostengono la volta vetrata, dotata della mensa eucaristica, del simulacro della SS. Trinità.

Convento e Chiesa di San Francesco d'Assisi

``La costruzione, iniziata nel 1525, venne inaugurata nel 1533 dopo l’approvazione pontificia dell’anno precedente. Ma già nel 1569 un terremoto sconvolse la struttura dell’edificio che venne ancor più danneggiato dall’altro i sisma del 1638, più funesto del precedente. La ricostruzione avvenne nel 1647, come testimonia una lapide murata nel chiostro. I napoleonidi soppressero il convento nel 1809 e i Borboni consentirono la sua riapertura all’indomani della Restaurazione. Ma, nel 1867, la presenza dei Frati Minori veniva definitivamente cancellata ed i loro beni incamerati dal comune.
L’ex convento, utilizzato come foresteria e come centro convegni dell’Università della Calabria fino agli inizi del 2000, presenta ancor oggi un bel chiostro a pianta quadrata, un portico con volte a crociera e un pozzo al centro. Le pareti furono decorate da Francesco Pellicore da Castrolibero nel 1740, con 17 affreschi che’ rappresentano le opere della santità francescana. Nell’affresco deteriorato dipinto sulla porta che dal chiostro conduce in sagrestia, è raffigurata la Vergine in atto di proteggere la città di Rende. L’interno della chiesa si presenta sontuosamente decorato in stile barocco.

Vi si possono ammirare: L’apoteosi dell’Immacolata del 1797 (soffitto ligneo della navata rifatto dopo il 1783) nel quale è raffigurato, appunto il trionfo dell’Immacolata tra un gruppo di angeli e santi, tra cui — come nota Fedele Fonte — il “dottor sottile” B. Giovanni Duns Scoto che, nel XIII secolo, difese il dogma dell’immacolato concepimento di Maria, seguito, nei secoli, da tutta la scuola francescana; il maestoso dipinto (m.3 x 6) è opera di Cristoforo Santanna. Allo stesso artista appartiene anche La Pietà (primo altare di destra), e La Via Crucis (serie di quattordici quadretti rappresentanti la passione di Cristo). Sul secondo altare di destra è posto un dipinto che ritrae l’apparizione di San Michele Arcangelo a San Francesco di Paola e a San Gennaro. Sul terzo altare di destra, notiamo: La Madonna col Bambino tra San Vincenzo e San Pietro d’Alcantara. Vi si ammira inoltre L’Apparizione del Bambin Gesù a San Francesco d’Assisi e a Sant’Antonio da Padova; queste ultime tre opere appartengono ad artisti anonimi del ‘700. In questa chiesa sono inoltre custodite: Una Madonna del Rosario, L’Incoronazione di Maria, entrambi oli su tela. Poi, alcune opere del Magli, artista rendese contemporaneo, che rappresentano episodi del Nuovo Testamento, e l’Ordine delle Clarisse, eseguito nel 1953. Un dipinto che raffigura La Madonna col bambino, è ora conservato presso la curia provinciale dei frati minori. Sull’altare Maggiore, che prima del sisma del 1788 era in legno, anticamente era posto un dipinto raffigurante la Madonna delle Grazie opera di un illustre artista seicentesco, forse Francesco Calandria; al suo posto venne inserita una bellissima “Immacolata” attorniata da sette angeli ed eseguita intorno al 1743 da Francesco De Mura da Napoli, discepolo del Solimena. Lo stesso altare, sempre secondo Padre Fonte, nel XVI sec. ospitava una bella statua della Madonna col Bambino in braccio eseguita da un allievo del Cagini. In fondo alla chiesa, in due apposite nicchie, erano custodite due statue: una marmorea che raffigura Sant’Antonio da Padova, è opera settecentesca; l’altra, in legno, raffigura San Pasquale di Baylon e fu regalata ai frati dal Marchese della Valle nel 1595. Vi sono inoltre, alcune statue di cartapesta: Cristo Risorto, Madonna col Bambino del 1924, L’abbraccio del Crocifisso a San Francesco d’Assisi del 1957, Santa Maria Goretti del 1952, San Francesco di Paola. Una statua dell’Immacolata ed una di San Francesco di Paola, invece, sono in legno. “

Parco Acquatico Santa Chiara

Il Parco Acquatico di Rende presenta al suo interno diverse attrazioni, aree per lo sport, area giochi per bambini, relax e divertimento in piscina, centro congressi, aree espositive e molto altro!

San Carlo Borromeo

nuovo edificio è dedicato a San Carlo Borromeo, il Santo che si adoperò per la riforma della Chiesa di Roma a seguito delle direttive del Concilio di Trento (1545/63). L’imponente edificio di culto si propone all’attenzione generale con la sua struttura geometrica dalla linea semplice, che si concretizza tuttavia in un aspetto estetico di grande effetto. L’edificio sacro è stato costruito su un duplice livello: il pianoterra comprende la sacrestia, il rito religioso, l’ingresso soggiorno e l’ufficio parrocchiale; il piano sovrastante è destinato invece alla vita privata del parroco. Il maestoso ingresso aperto nella facciata è provvisto di un portale superiore alla misura ordinaria per dimensioni, con un bel contorno marmoreo e un unico battente in ferro forgiato a mano, con un pannello lavorato a sbalzo che riproduce nella parte anteriore “la nascita dell’Universo” in versione astratta, e in quella posteriore la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, alfa ed omega, ovvero Cristo, che è il principio e la fine. Nel primo pannello risalta la croce che “simboleggia il dominio di Cristo sulla totalità delle cose create in natura e allo spazio che le contiene”. Le ventuno colonne a sezione cilindrica, poste a sostegno del tetto a botte in legno lamellare, seguono l’interno.

La navata di forma geometrica circolare a pianta centrale è estremamente luminosa. Il rivestimento delle pareti della navata è stato effettuato in travertino bianco-giallastro, a sinistra intervallato da strisce di pietra grezza verde del tipo “Guatemala” e a destra soltanto in parte con la medesima pietra e per il resto con la stessa roccia proveniente da giacimenti laziali. Ideate dall’architetto Mouzas e realizzate dal pittore Lucio Garofalo le quattordici pitture ad olio su tela sono posizionate sette sul lato destro e sette sul lato sinistro. Tali pitture con toccante drammaticità narrativa illustrano il cammino seguito da Gesù, gravato dalla croce, dal pretorio di Pilato all’ultima meta del Golgota, dove sarà crocifisso e morirà tra atroci tormenti. L’ampia navata, dopo l’attraversamento del presbiterio riservato al clero officiante, termina nell’abside con la sacra Mensa eseguita in marmo e rivestita di candidi lini, notevole per la perfezione e la qualità del materiale impiegato, posta su una struttura elevata rispetto al piano dell’aula. Nella parte retrostante si ammira un grande rilievo in ceramica smaltata raffigurante la “Resurrezione” con l’immagine di Cristo nel sudario, ancora sanguinante, risorto dalle tenebre del sepolcro. Ai lati della scultura, la traslazione gloriosa della Beata Vergine Maria, in anima e corpo, dalla terra al cielo, per virtù divina e l’immagine di San Carlo Borromeo, in riverente adorazione della Madre di Dio; entrambe rappresentazioni pittoriche, olio su tela, di grande espressività.

Santuario della Beata Vergine di Lourdes

La moderna struttura del santuario della Beata Vergine di Lourdes sorge nella zona del torrente Campagnano. Il complesso chiesastico è costituito da un ampio spazio interno a pianta centrale caratterizzato da oltre trecento metri quadrati di superficie vetrata che rendono l’ambiente estremamente luminoso. Su un ripiano sopraelevato sono posti la mensa eucaristica, il pulpito e la fonte battesimale per permetterne la vista da ogni punto dell’ampia navata. Il complesso architettonico realizzato da maestranze qualificate su disegno dell’architetto Andrea Gambardella si inquadra nella “politica architettonica moderna”, la quale tende a sintetizzare i presupposti del programma spaziale in scopi funzionali, tecnici e pratici, dando ad essi una forma plastica chiaramente determinata.

UNICAL

L'Università della Calabria (in breve UniCal) è un'università statale italiana fondata nel 1972 e situata sulle colline di Arcavacata, frazione del comune di Rende, in provincia di Cosenza. Secondo la classifica stilata dal Censis nel 2018 e con conferma nel 2019 l'Università è seconda tra i grandi atenei statali italiane. Il campus si estende su una superficie di circa 200 ettari sulle colline di Arcavacata, una frazione della città di Rende, compresa nell'area urbana di Cosenza. In principio, l'università era costituita da un unico complesso, l'edificio polifunzionale di Arcavacata, su progetto di Massimo Pica Ciamarra, divenuto in seguito sede del dipartimento di farmacia e scienze della nutrizione e della salute. Il progetto del campus dell'Università della Calabria appartiene a Vittorio Gregotti e fa parte di una fase della sua ricerca indirizzata a compendiare architettura e pianificazione del paesaggio. Il complesso universitario ha la forma di un lungo pontile, all'incirca di due chilometri, che attraversa la valle del fiume Crati. Il pontile, chiamato ponte ``Pietro Bucci``, è costituito da strutture di cemento armato e comprende una pista veicolare oltre ad una passerella pedonale. Gli edifici dei vari dipartimenti dell'università sono di forma cubica ed alti trenta metri; si allacciano alla struttura orizzontale del pontile variando in altezza a seconda dei mutamenti delle colline di Arcavacata. I vari percorsi interconnessi al ponte conducono alle strutture del campus. Alla base dell'ateneo vi è anche un centro residenziale su progetto di Enzo Zacchiroli oltre ad alcune strutture ideate dallo stesso Vittorio Gregotti, mentre le successive residenze sono ad opera dell'architetto danese Martensson.Il campus è suddiviso in dieci quartieri: Chiodo 1, Chiodo 2, Maisonettes, Martensson A, Martensson B, Molicelle, Monaci, Nervoso, San Gennaro, Socrates; ai quali s'affianca la residenza De Lieto. Ogni quartiere è dotato di un centro comune, dove vengono organizzate attività di vario genere, ed è servito dalle mense dei quartieri Martensson e Maisonettes; a queste s'aggiungono due ulteriori mense, attive solo a pranzo, site all'interno dell'edificio polifunzionale e in piazza Vermicelli. L'Università gestisce un sistema di tre biblioteche, ognuna dedicata a un'area disciplinare.

Musei

Museo Civico Bilotti Ruggi d’Aragona - Sezione Arte Contemporanea

Il Museo di Arte Contemporanea espone le più significative ricerche creative che interpretano il nostro tempo con pittura, scultura, fotografia, installazioni e videoarte. Alcuni autori, hanno creato “stanze d’artista” con installazioni specifiche. L’obiettivo è di completarne tala panoramica attraverso il coinvolgimento di altri artisti riconosciuti, fondazioni, archivi ed arrivare a costituire il maggiore polo di Arte Contemporanea nel sud d’Italia con il Madre di Napoli e il Marca di Catanzaro. A fianco all’esposizione permanente vi è un programma di mostre temporanee in collaborazione con le Accademie di Belle Arti e le Università e il “Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese” della Soprintendenza capitolina al fine di realizzare iniziative con scambi ed eventi congiunti.

Sezione Folkloristica

Il primo e più antico nucleo del Museo Civico di Rende è costituito dalla sezione folklorica, dove è raccolta una ricchissima e straordinaria collezione di oggetti della cultura contadina e testimonianze delle tradizioni popolari nella Calabria Ottocento e Novecento. La sezione del Museo Civico di Rende dedicata alla cultura calabrese conta circa 3.000 reperti distribuiti in 9 sottosezioni tematiche allestite in altrettante sale. In esse sono ricostruiti i luoghi-simbolo della vita di un tempo, dalle stanze da letto ai laboratori tessili, dalle botteghe artigiane alle case dei pastori. Molti anche i documenti fotografici e testuali del mondo contadino, oltre alla collezione di costumi tradizionali calabresi.

Orari di apertura: dal martedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00.
Chiuso festivi e lunedì.

CONTATTI:

info@museobilottiruggi.it
0984 828 4402

https://www.museobilottiruggi.it/

Museo del Presente

Il Museo del Presente, oltre a esporre temporanee di opere d'arte moderna e contemporanea, nasce come punto d'eccellenza per l'allestimento di mostre fotografiche, cineforum, spettacoli, convegni e presentazioni di libri. Tra gli artisti che hanno esposto le proprie opere: Ivana Russo (Desert), Anna Romanello (Tentative d'évasion), Domenico Lo Russo (Scienza ed arte) e ``Le macchine del tempo`` (modelli di macchine funzionanti riprodotte dai disegni dei Codici Leonardeschi). L'edificio in cui è allestito il Museo è uno dei più moderni complessi sul territorio, e si compone di otto sale espositive su due piani: al piano terra, la ``Sala Tokyo`` e l'internet cafè; al piano superiore, il ``Laboratorio dei pensieri`` e il ``Belvedere delle arti e delle scienze``.

Museo dell’arte dell’Otto e Novecento (MAON)

Palazzo Vitari è un edificio del XVIII secolo posto nel Centro Storico in posizione dominante sull’ampia vallata, con portale originario ad arco a tutto sesto con decorazioni geometriche a greche. Sopra il portale e lungo tutta la facciata scorre una lunga balconata con ringhiere in ferro battuto. Il palazzo faceva parte originariamente di un monastero della clarisse. Diventato poi palazzo nobiliare della famiglia Vitari negli anni Cinquanta del Novecento è stato acquistato dal Comune. Dapprima ubicazione di una scuola elementare, poi sede municipale, ha ospitato successivamente una biblioteca dell’Università della Calabria. Negli anni Novanta è stato sottoposto a lavori di restauro e nel 1997 è stato assegnato in gestione al Centro per l’arte e la cultura “A. Capizzano”, che nel 2004 vi ha istituito il Museo d’arte dell’Otto e Novecento. Il MAON, ovvero Museo dell’arte dell’Otto e Novecento, è stato inaugurato il 4 maggio 2004 per iniziativa del Centro per l’arte e la cultura “A. Capizzano” di Rende.

Giorno di chiusura lunedì
Orari apertura da martedì a sabato dalle 16 alle 20 (ultimo ingresso consentito alle 19.30)
Chiusura programmata tutti i lunedì, domenica, Capodanno, Pasqua, il 25 aprile, il primo maggio, il 15 agosto, il primo novembre, l’ 8 dicembre e a Natale.

Museo di Storia naturale della Calabria e Orto Botanico (MuSNOB)

``Il Museo di Storia Naturale della Calabria ed Orto Botanico - MuSNOB - comprende 4 sezioni:
sezione Orto Botanico
sezione Paleontologia
sezione Zoologia
sezione Mineralogia e Petrografia
Il Museo di Storia Naturale della Calabria ed Orto Botanico è un’istituzione finalizzata alla promozione della cultura, concretizzata nell’attività di ricerca ed alla trasmissione del messaggio culturale, affidata alla divulgazione dei contenuti del Museo stesso. Istituito con D.R. n. 548 del 27.02.2001, esso comprende quattro Sezioni e precisamente: l’Orto Botanico, la Sezione di Zoologia, la Sezione di Paleontologia e la Sezione di Mineralogia e Petrografia. Le principali attività di ricerca, che si svolgono presso il Museo, rientrano nel campo della biosistematica, tassonomia, conservazione della Natura e biogeografia, con particolare attenzione al patrimonio naturale della Calabria.

Le ricerche sono volte all’approfondimento di specifici temi d’indagine riguardanti entità e gruppi critici della flora vascolare e della fauna, e sulle zoocenosi e le comunità vegetali di alcuni ambiti territoriale della regione. Il Museo ed Orto Botanico, grazie alle conoscenze e alle competenze sviluppate, offre un qualificato servizio al territorio sia nel campo della divulgazione che in quello della progettazione avente come fine la conservazione della natura. Il Museo collabora con il Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, nell’ambito di attività che riguardano la gestione della Rete Natura 2000, per l’aggiornamento e la validazione scientifica dei dati. Sono in atto, inoltre, collaborazioni con i Parchi Nazionali della regione, nell’ambito di progetti che riguardano l’incremento delle conoscenze naturalistiche nei parchi e la conservazione della natura.”

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