Celico

Celico sorse prima del X secolo, fu popolato dai profughi di Cosenza e delle località costiere, costretti ad abbandonare le loro case, a causa delle invasioni saracene. Il toponimo, riportato da alcuni al latino CAELICUS, ‘celeste', viene da altri fatto derivare dal personale ugualmente latino CAELIUS, con l'aggiunta del suffisso aggettivale -ICUS. Non manca tuttavia chi, facendo riferimento alla forma del centro che, guardato dall'alto sembra un vaso schiacciato, ritiene che il nome derivi dall'ebraico “kelik”, avente il significato di ‘vaso lungo e stretto'. Casale del capoluogo provinciale, ne seguì le vicende. Diversamente da quest'ultimo e come tutti gli altri villaggi, si schierò con gli angioini nella guerra contro gli aragonesi, subendo perciò notevoli danni. Fu gravemente colpito dal terremoto della prima metà del 1600. Acquistato dal granduca di Toscana, tornò poco dopo sotto il dominio regio, a seguito di una rivolta. Fedele ai Borboni, svolse un ruolo importante nella lotta contro i francesi che, all'inizio del 1800, ne fecero il capoluogo dapprima di un governo, comprendente diverse università, e poi di un circondario. Attivamente impegnata nei moti risorgimentali del 1848, fu danneggiato anche dal sisma del principio del XX secolo. Tra i monumenti figurano: la quattrocentesca parrocchiale di S. Michele Arcangelo, che custodisce pregevoli opere d'arte; la chiesa dell'Assunta, già casa dell'abate Gioacchino da Fiore; le chiese di S. Nicola di Bari, della Catena e del Carmine, e villa Valente, contenente una raccolta di stampe calabresi, dei secoli dal XVI al XIX.

Attrattori

Chiesa dell'Annunziata

Della sua fondazione non si hanno notizie certe, ma sicuramente fu costruita prima del 1578, data riportata sul portale in pietra dell’entrata principale, che ricorda un restauro di notevole entità. A navata unica monoabsidata è conosciuta con il nome di “chiesuola”. All’interno si conservano una tela del pittore Antonio Granata del 1798 ed un organo napoletano del 1716, mentre le pareti sono affrescate. Della facciata a capanna, in parte ricostruita di recente per lA realizzazione di un cordolo, fa parte integrante un campanile a pianta quadrata.

Chiesa di San Michele Arcangelo e Campanile

Costruita intorno all’anno 1000, la chiesa costitui- sce una dell’emergenze monumentali più importanti dei Casali; a tre navate divise da pilastri in tufo con am- pio presbiterio che in origine doveva essere coperto da una cupola. La navata centrale termina con l’abside dalla inconsueta pianta pentagonale, separato dal transetto da una balaustra in marmo e coperta con una struttura voltata a costoloni. Il soffitto ligneo sulla navata centrale è stato decorato dal Santanna, mentre la pala dell’Altare Maggiore è impreziosita da una tela di D. Hendriecks. Sul fondo della navata laterale sinistra è ubicata la sacrestia che conserva arredi lignei di ottima fattura; da qui si accedeva all’organo, oggi nella cantoria e ad un piccolo campanile che non esiste più. All’esterno sulla facciata principale, tre portali, di cui quello centrale archivoltato ed un portale, datato 1514, sulla facciata laterale. Il campanile, posto di fronte la facciata principale, è del 1596, in origine più alto, fu ridotto in altezza nel 1871 perché non in grado di sopportare le oscillazioni prodotte dalle grandi campane fuse a Celico e dal suono inconfondibile.

Chiesa di Santa Maria del monte Carmelo

Chiesetta rurale, situata in località isolata e immersa tra maestosi castagni. Si racconta che fu edificata a seguito del ritrovamento di un’effige raffigurante “Maria SS del Monte Carmelo” da parte di un brigante, che, una notte, giunto in località ”Trivella” vide brillare una luce in un roveto. Dopo aver sparato più volte nella sua direzione notò che la luce non si spegneva. Si avvicinò al roveto e notò un quadro con l’immagine della Vergine; lo prese e lo portò nella chiesa di S. Michele Arcangelo. Ma il mattino seguente il quadro sparì e venne ritrovato di nuovo nel roveto. I briganti ed il popolo compresero e fu così che in quel benedetto luogo venne edificata la chiesa. Ancora oggi si può vedere all’interno della chiesa il quadro della madonna con la “bruciatura” provocata dai proiettili esplosi dal brigante. Le prime notizie sulla chiesa risalgono al 1689, ma lo stile architettonico e gli elementi decorativi fanno pen- sare ad una edificazione più antica. L’impianto è a due navate monoabsidato. L’interno è interamente decorato con stucchi settecenteschi. Alcuni arredi lignei (panche corali ed una pala con tela raffigurante la Madonna) pur se di semplice fattura, sono te- stimonianza della maestria degli intagliatori locali.

Chiesa di Santa Sofia (o della Madonna delle Grazie)

Ubicata ai limiti dell’abitato ha scarso valore archi- tettonico in quanto l’originario impianto è stato trasformato da continui interventi di ristrutturazione. A pianta rettangolare con abside semicircolare, è preceduta sulla facciata da un porticato e da una torre campanaria a pianta quadrata, entrambi costruiti negli anni ’50.

Chiesa e Convento di San Antonio

Costituito come ordine nel 1591, l’atto ufficiale fu rogato nel 1593 nella chiesa di S. Michele. Nel XVII secolo fu dotato di numerosi quadri e suppellettili in legno che ancora oggi è possibile ammirare nella chiesa annessa al convento. Della stessa epoca è il bellissimo tabernacolo in madreperla e legno intarsiato. Subì, come tutti i conventi, gli eventi collegati all’eversione della feudalità tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800; fu soppresso nel 1811 e ridato ai fasti nel 1822; venne definitivamente chiuso nel 1866. Fu quindi adibito a caserma, a prigione, a scuola, a municipio e, ad oggi, a scuola materna. Curiosità storica è la filanda che nel convento esisteva intorno alla metà dell’800, in cui venivano tessuti i sai dei frati di tutta la provincia. Del convento resta l’antico impianto a conformazione quadrata e chiostro centrale di cui si conserva l’originaria pavimentazione in selciato ed il pozzo, attualmente murato. La Chiesa, intitolata a S.Antonio, ha pianta a due navate, monoabsidata

Chiesa Madonna dell'Assunta

``Principale tra le Chiese filiali delle due Parrocchiali di Celico e Minnito è questa dell’Assunta, o dell’Assunzione della Beata Vergine Maria alias del Fosso, che prende il titolo della Confraternita dell’ Assunzione di Maria che qui aveva sede. Edificata certamente molto prima del 1421 sul perimetro della casa natale dell’Abate Gioacchino, al cui nome battesimale di Giovanni venne dapprima intitolata, ebbe vita e prosperità come terza Chiesa di Celico, e forse non soltanto per la sua importanza, ma di più in conseguenza della sua origine che la lega al nome del più grande celichese. Alla cui protezione si attribuisce il miracolo di essere uscita indenne dal terremoto del 1638 quando tutt’attorno era una sola rovina. Costituitasi la Congrega intitolata all’Assunta, la Chiesa ne divenne Cappella, e come tale ebbe vita e nome, e subì adattamenti. Il semplice coro ligneo posto ai lati dell’ingresso, che richiama lo stipo della sagrestia della Chiesa di S.Antonio, entrambi opera di artigiani locali, doveva essere certamente riservato ai confrati. Al soffitto è dipinta la gloria della Madonna, per devozione di Nicola Lauro nel 1845, ed un’Assunzione a devozione di Michele Ripoli. Alle pareti sono alcune tele provenienti dall’allora diroccante Convento di S.Domenico, raffiguranti S.Pietro, S.Antonio, S. Domenico con S. Giacinto e la Pentecoste. Ai lati del ricco altare maggiore in stucchi sono anche i busti di Santi anch’essi provenienti dal Convento di S.Domenico.

Chiesa San Nicola di Myra

Edificata primi anni del XVI secolo, e la data del 1518, incisa sull’arco di un portale tufaceo scolpito con putti ed allegorie agresti, potrebbe rappresentare proprio l’anno di costruzione. Probabilmente coeva della Chiesa di S.Michele (XI secolo), anche se sue notizie dirette più lontane risalgono al 1518, data riportata sul portale laterale murato nel 1884, anno in cui furono eseguiti lavori di ristrutturazione di notevole entità. In stile “romanico”, l’impianto è a tre navate, divise da pilastri in tufo su cui sono impostati archi a tutto sesto anch’essi in tufo. Sulle pareti delle navate laterali erano tre altari per parte, demoliti e sostituiti da quelli attualmente visibili, nel 1957. La navata cen- trale termina con la zona absidale a pianta quadrata coperta con volta a crociera con costoloni e pilastrini di scarico in tufo. Dello stes- so materiale è l’arco santo con disegno a tutto sesto. All’interno si conservano il coro ligneo del 1754, l’altare maggiore in legno intagliato, una seria di affreschi del 1865, il fonte battesimale in pietra raffigurante un leone accovacciato. Le due navate laterali terminano in due cappelle, di cui una (quella sinistra) dotata di una cancellata in ferro battuto. Sulla sinistra della facciata principale, attaccato ad angolo, vi è il campanile a tre ordini, divisi da cornici doriche. La facciata, trasformata in uno dei tanti restauri eseguiti, si presenta oggi a quattro spioventi con coronamento a capanna ed è scandita da una serie di lesene verticali e cornici orizzontali che riflettono all’esterno lo schema distributivo interno.

Monte Scuro

Dal valico, si può imboccare la ex Strada statale 107, che conduce fino agli abitati di Spezzano della Sila e di Celico. Su quest'ultima strada, si corre ogni anno, la gara automobilistica Coppa Sila, valevole per il Campionato italiano velocità di montagna. La cima di Monte Scuro (m 1633) ricade nel territorio di San Pietro in Guarano, mentre l'omonimo valico (m 1618), situato poco più a Sud, fa parte di Celico. Una strada panoramica di montagna di 13 km chiamata ``Strada delle Vette`` collega il valico di Monte Scuro alla cima di monte Botte Donato, passando vicino alle vette di Serra Stella e del Monte Curcio. Scendendo poi da Botte Donato, si giunge a Lorica. La ``Strada delle Vette``, durante la stagione invernale, viene chiusa al traffico e si trasforma, in tutta la sua lunghezza, in pista da sci di fondo.

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